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KENNY Barron - magie al pianoforte
KENNY Barron - magie al pianoforte

c/o Hotel de la Ville , via Palatucci - Avellino

20:00 / 29-04-2018

Senzatempo Club del Jazz

Tel.: 333 702 1234

Pianista, compositore e arrangiatore, Kenny Barron iniziò a suonare a livello professionale quando era ancora ragazzo, nell'orchestra di Mel Melvin.
A soli sedici anni si trovò ad accompagnare John Coltrane, prima di collaborare con i fratelli Percy e Jimmy Heath, Lee Morgan e Philly Joe Jones.
Nel 1960 entrò nel gruppo di Yuseef Lateef e l'anno successivo accompagnò il veterano sassofonista James Moody a New York, dove nel frattempo si era trasferito. Moody lo raccomandò a Dizzy Gillespie (in cerca di un nuovo pianista per sostituire Lalo Schifrin), che lo assunse senza nemmeno averlo ascoltato suonare.
Nella band di Dizzy Gillespie, in cui rimase cinque anni, Barron sviluppò un particolare interesse per i ritmi latini e caraibici.
Fra gli anni '60 e '70, Kenny Barron fu il pianista delle formazioni di Stanley Turrentine, Freddie Hubbard, Jimmy Owens e Milt Jackson. Alla fine degli anni '70, dopo essere tornato a suonare con James Moody, entrò nei gruppi di Buddy Rich e di Ron Carter, quindi formò il gruppo degli Sphere, nati come tributo a Thelonious Monk. Intanto, spinto da Yuseef Lateef, terminò la laurea in musica all'Empire State College. Gli anni '80 per Barron sono stati segnati dalla felice collaborazione con il sassofonista Stan Getz, dai tour con il suo quartetto e le numerose incisioni.
Negli ultimi anni si sono moltiplicate ulteriormente le collaborazioni, come quelle con Roy Haynes, Charlie Haden, Regina Carter. A partire dal 1992, è stato nominato ripetute volte ai Grammy Awards e per l'American Jazz Hall of Fame. Inoltre, Barron vince costantemente i sondaggi indetti da riviste specializzate come Downbeat, Jazz Times e Jazziz.
Kenny Barron ha all'attivo anche una lunga carriera di insegnante (presso la Rutgers University nel New Jersey e la Manhattan School of Music).
Tratti distintivi del suo linguaggio pianistico, di derivazione boppistica eppure estremamente personale, sono un fraseggio incisivo e brillante, ma anche una cura quasi maniacale della sonorità. Il suo stile è una sintesi particolarmente felice tra gli insegnamenti di Tommy Flanagan, da sempre riconosciuto maestro, e dell'approccio modale di McCoy Tyner fatto di voicing percussivamente ripetuti.